Note 9 . Baruch Spinoza: Ragione e Natura.

(1). Vedi capitolo Due, 1, pagina 35; e Due, 4, pagina 46.

(2).  All'et  di  ventiquattro anni venne espulso  dalla  comunit
ebraica di Amsterdam, all'interno della quale era stato educato. Il
testo  della  "scomunica"    particolarmente  violento:  "Con   il
giudizio  degli  angeli  e la sentenza dei santi,  noi  dichiariamo
Baruch de Espinoza scomunicato, esecrato, maledetto ed espulso, con
l'assenso di tutta la sacra comunit [...]. Sia maledetto di giorno
e  maledetto  di  notte; sia egli maledetto  quando  si  corica,  e
maledetto   quando  si  alza;  maledetto  nell'uscire  e  maledetto
nell'entrare. Possa il Signore mai pi perdonarlo; possano l'ira  e
la  collera  del  Signore  ardere, d'ora innanzi,  quest'uomo,  far
pesare  su  di  lui tutte le maledizioni scritte  nel  Libro  della
Legge,  e  cancellare  il  suo nome dal  cielo;  possa  il  Signore
separarlo,  per  la  sua malvagit, da tutte  le  trib  d'Israele,
opprimerlo con tutte le maledizioni del cielo contenute  nel  Libro
della  Legge [...]. Siete tutti ammoniti, che d'ora innanzi nessuno
deve  parlare  con lui a voce, n comunicare con lui per  iscritto;
che  nessuno  deve  prestargli servizio, n dormire  sotto  il  suo
stesso  tetto,  nessuno avvicinarsi a lui oltre  i  quattro  cubiti
[circa  due  metri], e nessuno leggere alcunch dettato  da  lui  o
scritto di suo pugno".

(3).  Uscito  anonimo  nel 1670, il Trattato  teologico-politico  
l'unica  opera,  insieme  a uno scritto del  1663  sulla  filosofia
cartesiana, che Spinoza fece pubblicare.

(4).  B.  Spinoza, Trattato teologico-politico, Prefazione,  in  B.
Spinoza, Etica e Trattato teologico-politico, a cura di R.  Cantoni
e F. Fergnani, UTET, Torino, 1972, pagina 388.

(5). Ivi, pagina 389.

(6). Ibidem.

(7). Ivi, pagina 390.

(8). Ivi, pagina 391.

(9). Ibidem.

(10).  "Le  profezie  sono  state  mutevoli,  non  solo  a  seconda
dell'immaginazione e del temperamento di ciascun Profeta, ma  anche
in ragione delle opinioni da cui i Profeti erano influenzati" (ivi,
secondo, pagina 419).

(11).  Confronta, ad esempio: "E, in verit, con immagini non reali
ma dipendenti soltanto dall'immaginazione del profeta, Dio rivel a
Giuseppe  il suo futuro dominio" (ivi, primo, pagina 406);  oppure:
"Possiamo,  quindi,  affermare,  senza  scrupolo,  che  i   Profeti
percepivano ci che era loro rivelato da Dio per opera  della  loro
immaginazione" (ivi, pagina 416).

(12).  "La  profezia  non rese mai i profeti  pi  sapienti"  (ivi,
secondo,  pagina  419).  Spinoza, a questo  proposito,  esprime  il
proprio  giudizio sul passo della Bibbia sicuramente  pi  discusso
nel suo secolo, il famoso brano di Giosu (decimo, 11-14) in cui si
dice  che  il Sole si  fermato nel cielo, e che veniva  utilizzato
per contestare la teoria eliocentrica di Copernico. Secondo Spinoza
sono  "ridicole" sia le posizioni di chi sosteneva  che,  dato  che
Giosu   fa  quell'affermazione,  necessariamente  il  Sole  doveva
muoversi intorno alla Terra, sia quelle di chi era convinto che  il
profeta  usasse  quella  immagine come espressione  allegorica  per
farsi   comprendere  dai  suoi  contemporanei:   "Preferisco   dire
francamente" scrive Spinoza "che Giosu ignorasse la causa vera  di
quella luce di pi lunga durata, e che egli credesse, assieme  alla
turba  fra  cui  si trovava, che il Sole, con moto diurno,  girasse
intorno alla Terra" (ivi, pagina 427).

(13).  ", perci, affatto fuori di strada chi crede di raggiungere
la  saggezza,  e  poter avere la conoscenza delle cose  naturali  e
spirituali,  prendendo  a  fondamento i libri  dei  Profeti"  (ivi,
pagina 418).

(14). Ivi, pagina 435.

(15). Dopo aver analizzato una serie di passi della Bibbia, Spinoza
conclude  che "Solo la sapienza, ossia l'intelletto, ci  insegna  a
temere  Dio  secondo ragione, cio a praticare la  vera  religione"
(ivi,  quarto,  pagine  467-468). Nel sesto  capitolo,  interamente
dedicato  all'analisi dei miracoli, egli sostiene  che  ci  che  
considerato  miracolo  in realt non pu assolutamente  violare  la
legge  naturale che Dio ha dato all'universo; quindi all'intelletto
che  conosce  le  leggi della natura appariranno  chiare  anche  le
spiegazioni  dei cosiddetti miracoli: "I miracoli possono  sembrare
alcunch  di  nuovo e di straordinario solo a causa  dell'ignoranza
degli  uomini"  (ivi, sesto, pagina 506). Ogni evento straordinario
di cui parla la Scrittura  compatibile con il corso regolare della
natura  e quindi suscettibile di una spiegazione razionale: solo  i
pregiudizi  dei  profeti hanno fatto s che  un  fatto  eccezionale
potesse  essere interpretato come miracolo. A questo  proposito  si
pu  notare che, nella gi ricordata discussione su Giosu, Spinoza
propone  una sua spiegazione razionale e scientifica del "miracolo"
della  maggiore durata di quel giorno: come si legge  nello  stesso
testo (decimo, 11), c'era stata una grande tempesta di grandine per
cui pu essersi prodotto, "in maniera pi accentuata del solito, il
fenomeno della rifrazione della luce, o un fenomeno analogo"  (ivi,
secondo, pagina 427).

(16). Ivi, quindicesimo, pagine 630-631.

(17).    Confronta    B.    Spinoza,   Trattato    sull'emendazione
dell'intelletto, in G. A. F., volume tredicesimo, pagina 32.

(18). Ivi, pagina 33.

(19). Ibidem.

(20). Confronta ibidem.

(21).  B.  Spinoza, Etica, primo, prop. undicesimo, in B.  Spinoza,
Ethica,  testo  latino tradotto da G. Durante, note di  G.  Gentile
rivedute e ampliate da G. Radetti, Sansoni, Firenze, 1984 2, pagina
23.

(22). Confronta ivi, pagina 27.

(23). B. Spinoza, Etica, primo, def. primo, citato pagina 5.

(24). Ivi, primo, def. terzo, citato pagina 5.

(25).  Confronta  ivi,  prop. tredicesimo e prop.  quattordicesimo,
pagine 30-33.

(26).  L'Etica (Ethica ordine geometrico demonstrata)  sicuramente
l'opera pi famosa di Spinoza che, avendo iniziato a scriverla  nel
1663,  tent  di pubblicarla nel 1675, ma rinunci dal momento  che
circolavano  accuse di "ateismo" nei suoi confronti. Come  dice  il
titolo, il pensiero di Spinoza  esposto con un criterio matematico-
geometrico:  una  volta date delle definizioni  (o  assiomi),  cio
affermazioni  non  dimostrate, ma intuitivamente  e  immediatamente
riconoscibili,  o  accettate, come vere, si pongono  una  serie  di
proposizioni  (equivalenti, grosso modo, ai teoremi) e  si  procede
quindi,   utilizzando  le  definizioni,  alla  loro  dimostrazione,
integrandola con corollari e scli (commenti). Le dimostrazioni  di
Spinoza  si concludono, come quelle della geometria, con la formula
Q.  D.  E.,  quod  demostrandum erat  ("C.  D.  D.,  come  dovevasi
dimostrare").

(27).  Confronta  B.  Spinoza, Etica,  primo,  prop.  diciottesimo,
citato pagina 51.

(28).   "Ente  eterno  e  infinito,  che  chiamiamo  Dio  o  Natura
(infinitum  Ens, quod Deum, seu Naturam appellamus)"; "La  ragione,
dunque, o la causa per la quale Dio, ossia la Natura, agisce, e per
la quale esiste  una sola e medesima (Ratio igitur, seu causa, cur
Deus,  seu  Natura  agit, et cur existit, una, eademque  est)"  (B.
Spinoza, Etica, quarto, Prefazione, citato, pagine 400-403).

(29).  "Intendo per attributo ci che l'intelletto percepisce della
sostanza  come  costituente  la sua essenza"  (B.  Spinoza,  Etica,
primo, def. quarto, citato, pagina 5).

(30).  "Oltre  Dio"  scrive Spinoza "non si pu dare  n  concepire
alcuna sostanza"; pertanto  "segue che la cosa estesa (res extensa)
e  la  cosa  pensante  (res cogitans) sono attributi  di  Dio"  (B.
Spinoza, Etica, primo, prop. quattordicesimo, citato, pagina 33).

(31). "Intendo per modo le affezioni della sostanza, ossia ci  che
  in altro, per il cui mezzo  pure concepito" (B. Spinoza, Etica,
primo,  def.  quinto,  citato, pagina 5).  "Dalla  necessit  della
natura divina devono seguire infinite cose, in infiniti modi  (cio
tutto  quello  che  pu cadere sotto un intelletto  infinito)"  (B.
Spinoza, Etica, primo, prop. sedicesimo, citato, pagina 43).

(32).  Confronta  ivi,  primo, prop. venticinquesimo-ventiseiesimo,
pagine 60-63.

(33). Confronta ivi, primo, prop. ventinovesimo, scolio, pagina 69.
Ci  rendiamo conto che il concetto non  immediatamente chiaro; del
resto, trattandosi di un ragionamento riferito alla sostanza  nella
sua  infinit  e  unicit, possono sembrare poco  opportuni  esempi
relativi  ad  enti finiti; potremmo comunque, e facendo  le  debite
differenze, sempre immaginare un ente che  allo stesso tempo causa
ed  effetto  non  tanto di se stesso, quanto del  proprio  modo  di
manifestarsi;  si  pensi  a  tutte  le  azioni  espresse  da  verbi
riflessivi: lavandomi, pettinandomi e abbigliandomi, io sono  causa
dei  miei  attributi,  cio  del mio manifestarmi  come  pulito  ed
elegante,  ed effetto della mia propria azione, perch  ci  che  
percepito come pulito ed elegante non  niente di diverso da me.

(34).  B.  Spinoza,  Etica,  primo, prop. diciassettesimo,  coroll.
secondo, citato, pagina 45.

(35). Ibidem. Il corsivo  nostro.

(36). Vedi capitolo Dieci, 3, pagina 240.

(37).   B.   Spinoza,   I  princpi  della  filosofia   cartesiana.
Prefazione,  in  B.  Spinoza, Il sistema  filosofico  e  la  teoria
politica,  a cura di E. Giancotti Boscherini, Le Monnier,  Firenze,
1982, pagina 48.

(38). Ivi, pagina 47.

(39).  Vedi  capitolo  Cinque, 2, pagine 122-124  e  136.  Come  si
ricorder, elemento cardine del metodo cartesiano  l'analisi, cio
la   riduzione  degli  oggetti  complessi  ad  elementi   semplici,
immediatamente conoscibili per la loro chiarezza e distinzione.

(40). I concetti di analitico e sintetico utilizzati da Descartes e
da  Spinoza  non corrispondono a quelli che user e render  famosi
Immanuel Kant (vedi capitolo Tredici, 2, pagine 356-357).

(41).   B.   Spinoza,   I  princpi  della  filosofia   cartesiana.
Prefazione, citato, pagina 45.

(42). Ibidem.

(43). Confronta ibidem.

(44).   "All'essenza  dell'uomo  non  appartiene   l'essere   della
sostanza,  ossia  la sostanza non costituisce la  forma  dell'uomo.
[...]  l'essenza  dell'uomo   costituita  da  certe  modificazioni
[modi]  degli attributi di Dio" (B. Spinoza, Etica, secondo,  prop.
decimo e coroll., citato, pagine 122-125).

(45). Ivi, secondo, prop. settimo, pagina 115.

(46).  Spinoza  dedica la Prefazione alla Quinta  parte  dell'Etica
principalmente  alla  confutazione della  teoria  della  "ghiandola
pineale"  elaborata da Descartes. Tra l'altro Spinoza scrive:  "Che
cosa, di grazia, egli [Descartes] intende per unione della Mente  e
del  Corpo?  qual concetto chiaro e distinto egli ha, dico,  di  un
pensiero    unito   strettamente   con   una   certa   porzioncella
dell'estensione?   Vorrei   proprio  che   egli   avesse   spiegato
quest'unione  [...].  Ma  egli aveva concepito  la  Mente  talmente
distinta  dal  Corpo  che  non ha potuto  assegnare  nessuna  causa
singolare n di questa unione, n della stessa Mente" (ivi, quinto,
Prefazione, pagina 579).

(47). Ivi, secondo, prop. settimo, scolio, pagina 117.

(48). Confronta ivi, secondo, prop. dodicesimo, pagina 131.

(49). Ivi, quinto, prop. ventitreesimo, scolio, pagina 619.

(50). Ivi, quinto, prop. ventunesimo, pagina 615.

(51). Confronta ivi, terzo, def. primo, pagina 237.

(52).  Confronta ivi, terzo, def. terzo, pagina 237. Tutta la Terza
parte dell'Etica  dedicata all'"origine e natura degli Affetti".

(53). Confronta ibidem.

(54).  "Tratter dunque della natura e delle forze degli Affetti  e
del  potere della mente su di essi col medesimo Metodo con  cui  ho
trattato nelle parti precedenti di Dio e della Mente, e considerer
le  azioni  e gli appetiti umani come se si trattasse di linee,  di
superfici e di corpi" (ivi, terzo, Prefazione, pagine 235-237).

(55).  Spinoza  indica  e analizza ben 48 affetti.  Confronta  ivi,
terzo, prop. diciottesimo e seguenti

(56). Ivi, terzo, prop. sesto, pagina 255. Il corsivo  nostro.

(57). Ibidem.

(58). Ivi, terzo, prop. nono, scolio, pagine 257-259.

(59).  "Per  realt  e perfezione intendo la medesima  cosa"  (ivi,
secondo, def. sesto, pagina 105).

(60). Confronta ivi, primo, prop. undicesimo, scolio, pagina 29.

(61). Confronta ivi, terzo, prop. undicesimo, scolio, pagina 261.

(62). Confronta ibidem.

(63). Ivi, quarto, Prefazione, pagina 405.

(64). Ivi, terzo, prop. nono, scolio, pagina 259.

(65). Ivi, quarto, Prefazione, pagina 399.

(66). Ivi, quarto, def. primo, pagina 407.

(67). "Nella mente non v' alcuna volont assoluta o libera; ma  la
mente    determinata a volere questo o quello da una causa  che  
pure  determinata da un'altra, e questa a sua volta da un'altra,  e
cos  all'infinito" (ivi, secondo, prop. quarantasettesimo,  pagina
213).

(68). Ivi, secondo, prop. trentacinquesimo, scolio, pagina 185.  Lo
stesso  concetto viene ampliato nella Terza parte dell'Etica (prop.
secondo, scolio, pagina 247): "E se [gli uomini] non sapessero  per
esperienza  che noi facciamo molte cose di cui poi ci  pentiamo,  e
che  spesso, quando cio siamo agitati da affetti contrari, vediamo
il  meglio e seguiamo il peggio, niente impedirebbe loro di credere
che  facciamo tutto liberamente. Cos il bambino crede di  appetire
liberamente il latte, e il fanciullo adirato di volere la vendetta.
Parimenti  l'ubriaco  crede di dire per libero  decreto  della  sua
mente  ci  che  poi,  da sobrio, vorrebbe aver  taciuto;  cos  il
delirante,  la ciarliera, il fanciullo e moltissimi della  medesima
specie  credono di parlare per libero decreto della mente,  mentre,
invece,  non possono frenare l'impulso che hanno a parlare;  sicch
la  stessa  esperienza, non meno che la ragione,  insegna  che  gli
uomini credono di essere liberi solo perch sono consapevoli  delle
proprie  azioni,  e ignari delle cause da cui sono  determinati,  e
inoltre  che i decreti della mente non sono altro che gli  appetiti
stessi  e  perci sono diversi a seconda della diversa disposizione
del corpo" (il corsivo  nostro).

(69). Ivi, quinto, Prefazione, pagina 573.

(70). Ibidem.

(71).  Ivi,  quinto, prop. terzo, pagina 585. Nel  corollario  alla
stessa,  Spinoza  aggiunge: "Un affetto, dunque,    tanto  pi  in
nostro  potere  e  la mente ne patisce tanto meno,  quanto  pi  lo
conosciamo".

(72).  Confronta ivi, secondo, prop. quarantesimo, scolio  secondo,
citato, pagina 197.

(73). Ibidem.

(74). Confronta ibidem.

(75). Ivi, quinto, prop. trentaduesimo, pagina 631.

(76). Ivi, quinto, prop. trentacinquesimo, pagina 635.

(77).  Ivi,  quarto,  prop.  quarantacinquesimo,  coroll.  secondo,
scolio, pagine 493-495.

(78). Ivi, quarto, prop. trentacinquesimo, coroll. secondo, scolio,
pagina  469. L'espressione "l'uomo  un dio per l'uomo"  (nthropos
anthropo  thos), del commediografo greco Menandro (342-290  avanti
Cristo),  ripresa dal commediografo latino Cecilio Stazio (230/220-
168 avanti Cristo) (homo homini deus), e si trova nelle Epistole di
Simmaco   (nono,  114  [104]);  tale  espressione      usata   fin
dall'antichit come frase proverbiale.

(79). Ibidem.

(80). Ibidem.

(81).  B. Spinoza, Trattato teologico-politico, sedicesimo, citato,
pagina 643.

(82). Ibidem.

(83). Ivi, pagina 644.

(84).  "La situazione degli uomini, insomma, fino a quando  vengono
considerati  come  viventi sotto il solo dominio  della  natura,  
identica per tutti: tanto vive per sovrano diritto secondo le  sole
leggi  dell'appetito colui che non conosce ancora l'esercizio della
ragione  o che  ancora estraneo ad ogni condotta virtuosa,  quanto
colui che informa il suo vivere a criteri di razionalit" (ibidem).

(85). Ibidem.

(86). Confronta ivi, pagina 645.

(87).  "[Gli  uomini] per vivere in sicurezza e  nel  miglior  modo
possibile, dovettero necessariamente accordarsi e dovettero fare in
modo  che il diritto, prima esercitato naturalmente da ciascuno  su
tutto, venisse esercitato collettivamente e determinato non in base
alla  violenza e all'appetito dei singoli, ma in base alla forza  e
alla volont di tutti unitamente" (ivi, pagina 646).

(88).  A questo tema  dedicato il ventesimo e ultimo capitolo  del
Trattato  teologico-politico,  dal titolo  significativo:  "In  una
libera comunit politica ciascuno deve avere libert di pensiero  e
di  espressione".  Il  testo latino di Spinoza  riecheggia  Tacito:
"Sentire  quae velis et quae sentias dicere licet" (Storie,  primo,
1).

(89).  B. Spinoza, Trattato teologico-politico, sedicesimo, citato,
pagina 649.

(90). Ivi, pagine 649-650.

(91). Confronta F. Mignini, Introduzione a Spinoza, Laterza, Bari,
1993 3, pagina 163.
